Turismo, i dati di un settore provato dalla crisi, ma desideroso di rinascere

Turismo, i dati di un settore provato dalla crisi, ma desideroso di rinascere

E’ indubbio, lo scenario per il comparto turistico-ricettivo si profila impegnativo, a seguito di una crisi epocale che, con i vincoli agli spostamenti causa Covid-19, ha messo in ginocchio ad effetto domino i più variegati settori produttivi di PIL del Paese.
I dati in arrivo dall’Agenzia Nazionale del Turismo non appaiono confortanti, prevedendo, tra calo della spesa in entrata dall’estero e contrazione dei consumi interni, che sarà possibile tornare ai livelli pre-pandemia soltanto nel 2023.

Per quanto attiene al primo trimestre 2020 (che possiamo tranquillamente definire “annus horribilis”), iniziamo col dire che un po’ d’ossigeno è stato apportato dai mesi di gennaio e febbraio, che hanno segnato ancora un trend di crescita, ma se guardiamo all’estate le prenotazioni sono in stallo, avendo registrato – almeno per quelle confermate fino al 12 aprile – una flessione del -57,5%.
Calo a picco, ma non estinzione dunque, a conferma dell’inossidabile forza attrattiva delle risorse culturali, artistiche e naturalistiche del Belpaese.


Ciò è avvalorato anche a livello dei social network globali, laddove tra il 18 marzo e il 16 aprile si sono registrati 162 milioni di engagement inerenti gli ambiti del turismo in Italia.

Presentiamo ora nel dettaglio una compagine di dati settoriali (fonte E.N.I.T.) che ci aiutano ad inquadrare meglio la situazione globale.

MONITORAGGIO ARRIVI AEROPORTUALI
Nel monitoraggio settimanale sull’Italia, dai primi dati 2020 sull’andamento degli arrivi aeroportuali, la profondità delle perdite indica dal 1 gennaio al 12 aprile, un dato complessivo del -56,7% rispetto allo stesso periodo del 2019, a conferma di una maggiore profondità di calo a mano a mano che tutta la domanda internazionale si attiene alle restrizioni antivirus.
In Francia lo stesso dato ammonta a -44,7% ed in Spagna a -45,4%.
Molto più profonde, però, le diminuzioni delle prenotazioni dal 13 aprile al 24 maggio pari al -84,6%, fortemente connesse alla variazione negativa della Cina (-97,1%) ed al seguito tutti gli altri mercati stranieri, con in coda il dato degli Stati Uniti pari a -83,6%. Per lo stesso periodo le prenotazioni in Francia si attestano al -82,9% ed in Spagna al -80,3%.

IMPATTO ECONOMICO POTENZIALE CORONAVIRUS
Lo scenario proietta impatti negativi sugli arrivi con pernottamenti internazionali nel 2020, stimati tra il -43% e il -72% rispetto ai volumi del 2019.

Impatti maggiori sul turismo si rilevano sui viaggi dai mercati a lungo raggio (dal -50% al -79%), seguiti dal medio raggio (paesi emergenti europei dal -44% al -70%) e dal trasporto a corto raggio (Europa occidentale dal -39% al -69%).
Il recupero degli arrivi internazionali ai livelli del 2019 è previsto nel 2023 in uno scenario di base, mentre si prevede una modesta crescita rispetto al 2019 in uno scenario al rialzo.
Il blocco completo dovrebbe durare tra 4 mesi (anche se con qualche piccola ripresa da fine giugno) e 7 mesi (piccola ripresa da fine settembre).

turismo

Alcune variazioni per città riflettono più profondamente la quota di viaggi internazionali ed il conseguente trend in atto. Le città che dipendono maggiormente dai viaggiatori internazionali, come Venezia e Firenze, dovrebbero subire un calo percentuale maggiore nei viaggi nel 2020: maggiore è la percentuale di visitatori a lungo raggio, maggiore è l’impatto, perché si presume che i mercati a lungo raggio siano più colpiti dalla pandemia che quelli a corto raggio.
C’è anche un impatto sulla stagionalità: le città che sono più stagionali nei mesi di punta estivi saranno maggiormente colpite, così come coloro che acquisiscono una quota maggiore di visitatori da più mercati in outgoing stagionale (come i paesi a lungo raggio), perché i viaggi saranno più limitati da marzo a fine agosto.
Entro il 2023, si prevede che tutte le città accoglieranno un numero di viaggiatori maggiore rispetto a quello del 2019. Ciò riflette interamente il trend dei viaggiatori domestici, in quanto il viaggiatore internazionale verso l’Italia ritornerà (e non supererà) i livelli del 2019 entro il 2023.

ASCOLTO SOCIAL E TRENDS SU CORONAVIRUS ITALIA
Dal 18 marzo al 16 aprile, si contano un totale di 502,7 mila mentions – di cui 20,9 mila comparse sul web e 481,7 mila dai social – che hanno prodotto 161,6 milioni di interazioni per un valore totale di investimento (AVE) pari a 217,6 milioni di euro.
Il complesso delle reazioni analizzate secondo il “mood” delle notizie mostra 401.200 reazioni di gradimento, 43.600 di affetto, 314.700 di empatica tristezza, 53.000 di stupore, mentre esprimono un sentimento negativo 25.700 reazioni ed ironia 7.100 reazioni.

Un fattore positivo è quello relativo alle tematiche trattate che vede tra i temi dominanti, il trend epidemico (42,8%), la sicurezza (10%) e la sanità (8,8%) ma anche per 3,3% positivamente la solidarietà.
Tra le numerose attestazioni di vicinanza dalle star internazionali, si segnala la divulgazione social da parte della cantante Madonna del video ripreso da The Guardian, che mostra il paniere solidale postato inizialmente dal rapper napoletano Lucariello e commentato su Instagram dalla cantante internazionale con gli auguri per l’Italia.
Il post di Madonna ha avuto 335.978 visualizzazioni.

MONITORAGGIO PRENOTAZIONI OTA
L’impatto del Covid-19 per il settore turistico italiano è andato di pari passo con le necessarie decretazioni di chiusura che si sono succedute via via nelle scorse settimane, con impatti diversi in funzione delle destinazioni.
Nell’analisi dei contenuti postati dagli utenti sulle strutture ricettive è evidente come il momento del “grande crollo” del turismo sia quello successivo ai Dpcm 23 e Dpcm 25 febbraio, dove si sono iniziate – prima su alcuni comuni e poi su alcune regioni – a imporre alle persone limitazioni al movimento con l’istituzione delle prime zone rosse e dei divieti di partecipazione ad eventi, convegni, viaggi di istruzione e didattica in aula.
Il Nord Italia, colpito per primo, inizia il calo mediamente una settimana prima del Centro, mentre il Sud concentra i cali a marzo.

Gli andamenti, con accelerazioni diverse, hanno comunque portato a cali a fine marzo che superano il 99% in tutte le aree.
Al calo della domanda, l’offerta ha reagito innanzitutto diminuendo la tariffa giornaliera, che ha subito cali in particolare su eventi dove solitamente si vende a Rack Rate, ovvero a tariffa massima.
Questo può diventare un prezioso elemento per identificare la perdita economica dovuta a Covid-19 per il comparto del turismo alberghiero, che rappresenta la quota principale della spesa del turista (circa il 36% per il turista internazionale, fonte Banca d’Italia).
Ad oggi, la prima stima effettuata con le rilevazioni di The Data Appeal Company è una perdita di fatturato di oltre 120 mila Euro per un hotel 3-4 stelle, con un dato complessivo che tocca i 2,5 miliardi di Euro se proiettato a livello nazionale.

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